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In gabbia il vivandiere di Michele zagaria

I mafiosi made in Casal di Principe sono attivi sul territorio più che mai. Chi vorrebbe l’Agro aversano libero, sgombro dai tentacoli della piova casalese ha ancora da attendere e chissà per quanto. “Eppur si move”. Qualcosa sotto le ceneri del focarazzo dello strapotere canceroso del Male c’è ancora e si dimena. A fatica ma c’è. Perché purtroppo i legami con le vecchie famiglie di riferimento sono indistruttibili. Non servono più i patti e i giuramenti sui santini. Pur di mantenere il controllo della propria zona di riferimento si fanno patti anche con chi si mostra fragile: la maglia è così spessa ma intricata dei loschi affari che ogni tanto si rinuncia a qualcosa, il necessario è non abbandonare o lasciare le mani dello Stato gli affari almeno quelli più grossi e redditizi. A Gomorra altro che agenzia interinale o centro per l’impiego. Continua la lettura di In gabbia il vivandiere di Michele zagaria

L’Agro aversano lavatrice dei patrimoni mafiosi

 

“Se la mafia prospera nel nostro Paese è perché lo Stato non è riuscito ad imporre la sua autorità sul territorio con decisione”. A parlare non uno dei soliti convegnisti di professione antimafioso che nella nostra maledetta terra proliferano a go-go. Non un professionista antimafia aderente a qualche associazione che ha, o pensa di avere, il monopolio sulla gestione o meno di fatti e patrimonio mafioso. A pronunciare queste parole, che sembravano macigni, rivolgendosi agli intervenuti durante una sessione di lavoro di giornalismo investigativo è stato il direttore della Direzione Investigativa Antimafia, il Generale di Divisione Giuseppe Governale. Continua la lettura di L’Agro aversano lavatrice dei patrimoni mafiosi

Anche il figlio di Cicciotto Bidognetti parla coi magistrati antimafia

 

La mafia casalese è in crisi di identità. Qualcosa sta andando storto. Per la qualità dei “militari” ma soprattutto perché non sta facendo gli affari di un tempo. La crisi economica ha colpito anche l’esercito del Male, che ha spostato l’asse strategico-economico al centro nord del paese e all’estero. Lo dimostrano le inchieste sulla mafia casalese al nord e soprattutto nuovi pentimenti. Assestato un altro duro colpo alla struttura criminale e allo strapotere del clan dei casalesi in terra di Gomorra. Ad inizio aprile ha chiesto di parlare con i magistrati della direzione distrettuale di Napoli Raffaele Bidognetti, alias o’ Puffo, figlio del boss capo dell’ala più sanguinaria del clan Francesco Bidognetti alias cicciotto e’ mezzanotte. Continua la lettura di Anche il figlio di Cicciotto Bidognetti parla coi magistrati antimafia

L’ombra della mafia casalese negli appalti dei rifiuti

Quando si tratta di monnezza dietro c’è sempre un sistema. Sono decenni che i magistrati delle Procure campane ci lavorano. Basta individuare la testa. Le teste. I cerberi nell’affaire rifiuti sono sempre più di uno. Sì, perchè a volte i protagonisti in campo ambientale sono tanti. Servono tante teste. Quelle di legno soprattutto tra i politici, tra gli imprenditori, tra i faccendieri. Se c’è un corrotto c’è anche sempre un corruttore. Se c’è l’appalto dei rifiuti in mezzo la maglia si allarga: il filo d’Arianna è lungo, lunghissimo in alcuni casi. Qualcuno aveva tentanto agli inizi degli anni ’90 di raccontare tutto ai pubblici ministeri che indagavano sugli affari del clan Puccinelli-Perrella del Rione Traiano. “Dottò a monnezza è oro”. I Re Mida nel frattempo sono diventati tanti. A spese dei cittadini che, molte volte incoscienti, subiscono le angherie di chi ha fiutato l’affare e che alle loro spalle procede, contratta, cambia riferimenti, illude chi si ferma a parlare. Continua la lettura di L’ombra della mafia casalese negli appalti dei rifiuti

Nell’Agro aversano la camorra è viva ed è in mezzo a noi

La camorra nell’Agro aversano c’è e mostra i muscoli. Qualche prima cittadino che a breve dovrà rispondere in Tribunale di turbativa d’asta e corruzione nel mese di agosto dell’anno scorso si era offeso perchè si era parlato di Gomorra. Forse pensava di fare il sindaco di un’amena cittadina della provincia di Helsinki. Aversa invece si conferma essere terra di mafia. Quella casalese. Ora come ieri. Come da 50 anni a questa parte. A finire sotto il piombo mafioso è finito ‘o minorenne. Si chiamava Nicola Picone ed era stato arrestato in passato per estorsione vicino ai casalesi la vittima dell’omicidio avvenuto lo scorso 19 ottobre alla periferia di Aversa. Era un affiliato al clan Schiavone. Fu arrestato in un blitz nel 2010 insieme ad esponenti della fazione riconducibile al capo induscusso Francesco Schiavone alias Sandokan. Le indagini sono in corso. Gli atti in questi giorni sono stati trasmessi da Napoli Nord per competenza alla Procura di Napoli. Sarà il pool dell’area casalese della Direzione Distrettuale Antimafia a fare luce sulla vicenda. Continua la lettura di Nell’Agro aversano la camorra è viva ed è in mezzo a noi